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La verità sul New York Times: Crocetta e la Sicilia ridicolizzati

La verità sul New York Times: Crocetta e la Sicilia ridicolizzati
MERCOLEDÌ, 20 NOVEMBRE 2013 – 10:27:00

Dovremmo recitare in tanti il “mea culpa in vigilando”. Ricordate il reportage del New York Times dedicato al presidente della Regione siciliana? È stato riferito dai media italiani, e siciliani in particolare, come un trionfale ingresso della Sicilia nel mondo americano. Una promozione sul campo. Lo sdoganamento dell’Isola dai beceri stereotipi creati da Hollywood per fare soldi. Quasi che le major si fossero sdebitate attraverso il più prestigioso foglio statunitense, dopo avere regalato al mondo a piene mani siciliani mafiosi, ignoranti, poveracci.

Ebbene, è tutto falso. Nessuno aveva letto le nove pagine del reportage del New York Times. Incredibile, ma vero. A cominciare dalla agenzie di stampa, che hanno diffuso le sintesi più gettonate. Se fosse il contrario, se avessero letto e tradotto, vuol dire che avrebbero scientemente imbrogliato le carte.

Ci siamo fidati stupidamente o abbiamo scelto di credere il falso, partecipando al grande imbroglio, perché così ci conveniva? Il danno, comunque, è fatto. Si può solo mitigarne gli effetti a casa nostra. I lettori del New York Times, che rappresentano la parte colta dei cittadini statunitensi, hanno appreso e “digerito” l’insulso reportage. Che condanna la nostra leggerezza e superficialità oltre misura.

Le cose stanno così: Marco Di Martino, il reporter del NYT, è stato per sei giorni accanto al presidente della Regione Siciliana. Poi ha battuto sui tasti episodi, suggestioni, pensieri che ridicolizzano la Sicilia ed il suo presidente, il più delle volte a sproposito, in modo prevenuto e sprezzante. Il contenuto del reportage suscita molte domande, alcune inquietanti, sulle ragioni che hanno suggerito al New York Times di realizzare le nove pagine.

Seppure con grave ritardo, è tempo di far sapere che cosa contengono. Proviamo a sintetizzare. L’articolo non offre all’upper-middle class americana informazioni sullo sviluppo economico e finanziario della Sicilia. Né informa delle sue bellezze naturali, i reperti storici ed artistici e l’eccellente cucina, dei costumi, tradizioni. Non una parola sulla cultura siciliana, la sua storia, e la sua civiltà antica.? Marco Di Martino “danza” attorno alla figura del governatore. La Sicilia come “sistema Regione” è praticamente assente se si esclude la lista di “professional beggars” e questuanti che il presidente incontra sistematicamente ogni giorno. Una folla di poveracci che chiedono risposte ai loro bisogni e una soluzione delle loro vertenze.

Un popolo di questuanti che può contare sulla solidarietà di tutori dell’ordine, che si comporterebbero, secondo il reporter, come poliziotti di una Repubblica delle banane. Infatti, chi conosce ilmondo americano, come lo scrivente, comprende quanto sia grave il parere espresso dal giornalista: “La polizia conosce i manifestanti per nome, – scrive il giornalista – hanno condiviso sigarette nei momenti di calma per poi, nei momenti di tensione, indossare i paramenti antisommossa”. Proprio così.

Il cuore del reportage è riservato esclusivamente al presidente della Regione, Rosario Crocetta. Nella forma di “racconto – verità” offre del presidente una immagine “schizofrenica”. L’articolo si apre infatti con Crocetta che “fuma due o tre pacchetti di sigarette al giorno, accendendole senza portarle alle labbra, spesso guardando ai tre cellulari che ha disposto davanti a sé”. Il reporter accredita l’immagine di una persona che trova conforto nella sigaretta, fumata compulsivamente, condizionata dalle sollecitazioni provenienti dai suoi tre cellulari che squillano in continuazione e gli impediscono di pensare prima che di agire.

Il reporter, addirittura giudica il presidente un “maleducato” perché “spesso nel bel mezzo di una conversazione risponde al cellulare o legge i messaggi senza scusarsi”. Lo qualifica anche uno sciatto disordinato: “Quando sono arrivato nella sua stanza c’erano cumuli di vestiti ovunque, una tavola con alcune creme di bellezza…”. Il presidente della Regione non dedica tempo alla lettura ed all’esame di delicati e voluminosi dossier sulla politica siciliana. È un curioso individuo che dedica invece le prime ore del mattino alla visione di Disney Junior e, in particolare, Peppa Pig.

Che idea si siano fatti gli americani di Crocetta è facile intuirlo. Il reportage affronta con sciattezza temi delicati come quelli relativi alla religione, al comunismo e alla omosessualità, banalizzandoli e coinvolgendo indirettamente, in tale sciattezza, lo stesso presidente. Nelle nove pagine non c’è nulla della Sicilia, ma tanto di un presidente sui generis. Sei giorni sono tanti. Possibile che il reporter del NYT abbia dimenticato che l’Isola ospita la più grande base militare Usa nel Mediterraneo, Sigonella? E il sistema satellitare di Niscemi, il Muos, motivo di preoccupazione e proteste dei siciliani? Possibile che il ruolo della Sicilia come Hub del Mediterraneo e degli Americani come “guardiani del globo”, non sia stato nemmeno sfiorato in sei giorni di intensa frequentazione?

L’Isola è divenuta indispensabile per gli americani in questa precisa fase storica. È nel Mediterraneo e nel Medio Oriente che si giocano le partite più importanti. Il ruolo strategico che ha la Sicilia per gli Usa avrebbe dovuto sollecitare ben altro interesse, che le creme di bellezza e i cartoni animati mattutini. Avere un presidente alla Mintoff, il premier maltese degli anni Settanta, molto esigente e risoluto, avrebbe seriamente preoccupato gli americani. Ma averne uno alla Crocetta, nella versione di Marco De Martino, è di grande conforto.

Gli americani possono dormire, insomma, su quattro guanciali. La Sicilia è quella del filone mafioso, dal Padrino alla saga dei Soprano. E i commerci, le imprese, le banche, il tenore di vita, i costumi, le intelligenze, le eccellenze dell’Isola? Niente. Al New York Times questi temi non interessano affatto perché in fondo, caro presidente Crocetta, chi comanda a casa nostra sono loro e solo loro, gli americani con il sostegno della stampa qualificata. E così sia.

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INFRASTRUTTURE Libertinia e Statale 284, Cisl: “Non siano l’ennesime incompiute”

Giovedì 31 Luglio 2014 Aggiornato alle 10:35ME 25°

30 Luglio 2014 – 18:15 di Laura Distefano
Articolo letto 360 volte

Da Palermo, l’assessore Nico Torrisi ha assicurato la disponibilità dei fondi per finanziare il primo lotto della Libertinia. Per la Adrano Bronte è stata organizzata una mobilitazione unitaria.
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CATANIA – Rischia di diventare l’ennesima incompiuta. Stiamo parlando della Libertinia, entrata solo l’anno scorso al centro di un’inchiesta su presunte infiltrazioni mafiose, ma che da tempo è ferma al palo per motivi che i burocrati negli anni hanno cercato di spiegare. Le parole come sempre lasciano il tempo che trovano, ma in Sicilia siamo abituati agli spot che rimangono tali.

Ma in un clima di crisi generale dell’edilizia sbloccare le opere pubbliche sarebbe una boccata di ossigeno troppo ghiotta per le aziende del comparto. E allora in pieno annegamento hanno preso il toro per le corna i sindacati, che sono andati a bussare direttamente alla porta dell’assessore regionale Nico Torrisi.

E i soldi assicurano da Palermo sono disponibili. 111 milioni per il finanziamento del primo lotto. A Rosaria Rotolo, segretaria generale della Cisl di Catania e a Nunzio Turrisi, segretario generale della Filca Cisl provinciale, l’assessore Torrisi ha confermato anche la prossima convocazione del tavolo con l’Anas e i rappresentanti dei lavoratori per avere un quadro più chiaro sullo stato dell’opera viaria e quali impegni possa assumere la Regione.

“Completare la Libertinia – dicono Rosaria Rotolo e Nunzio Turrisi – è importante per migliorare la viabilità del Calatino, per realizzare un necessario collegamento tra Ragusa e l’autostrada Palermo-Catania e per dotare il territorio di una fondamentale infrastruttura in vista del Distretto del SudEst”.

Alla riunione della Cisl però oggi si è parlato anche di un’altra opera viaria e cioè la SS 284. Il primo agosto tutti ad Adrano, nei pressi dello svincolo per Bronte, per partecipare ad una mobilitazione unitaria volta a puntare i riflettori sulla Statale “incompiuta”.

“Sulla strada del lavoro” è lo slogan che Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil hanno dato alla manifestazione che partirà dalle 8.30. Saranno presenti i sindaci dei comuni etnei di Adrano, Bronte, Maniace, Maletto, Randazzo e del Messinese, Cesarò e San Teodoro.

“L’ammodernamento del 2° tratto della S.S. 284 Adrano-Bronte – dicono i sindacalisti – è un’opera di grande importanza sotto il profilo sociale e per lo sviluppo del territorio e darebbe una immediata risposta occupazionale a centinaia di lavoratori e dell’indotto. Nonostante i finanziamenti siano già stati deliberati dal CIPE il 3 agosto 2011, come si evince dalla Gazzetta Ufficiale n. 304 del 31/12/2011, a oggi il governo regionale non ha provveduto al stipulare il “contratto istituzionale di sviluppo” con l’ANAS, atto indispensabile per espletare la gara d’appalto”.

E se il governo regionale ha fornito chiarimenti sulla Libertinia, deve fare lo stesso per la SS 284. E in generale per le tante situazioni di stallo. “Deve spiegare come intende combattere la disoccupazione e dare risposte immediate al bisogno infrastrutturale della nostra regione, infrastrutture utili senza le quali – scrivono i sindacalisti della Cisl – non è pensabile parlare di sviluppo”. La domanda è stata posta, ora si attendono risposte. E il tempo è scaduto da un pezzo.

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Il decreto di proroga di approvazione del bilancio

IL MINISTRO DELL’INTERNO

Visto l’art. 151, comma 1, del testo unico delle leggi
sull’ordinamento degli enti locali, approvato con decreto legislativo
18 agosto 2000, n. 267, il quale fissa al 31 dicembre il termine per
la deliberazione del bilancio di previsione per l’anno successivo da
parte degli enti locali e dispone che il termine puo’ essere
differito con decreto del Ministro dell’interno, d’intesa con il
Ministro dell’economia e delle finanze, sentita la Conferenza
Stato-citta’ ed autonomie locali, in presenza di motivate esigenze;
Visti i precedenti decreti in data 19 dicembre 2013, 13 febbraio
2014 e 29 aprile 2014, pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale n. 302 del
27 dicembre 2013, n. 43 del 21 febbraio 2014 e n. 99 del 30 aprile
2014, con i quali il termine per la deliberazione del bilancio di
previsione da parte degli enti locali, per l’anno 2014, e’ stato
dapprima differito al 28 febbraio, successivamente al 30 aprile 2014
e quindi al 31 luglio 2014;
Visto l’art. 2-bis del decreto-legge 6 marzo 2014, n. 66,
convertito, con modificazioni, dalla legge 2 maggio 2014, n. 68, che
del pari ha prorogato il predetto termine fino al 31 luglio 2014;
Viste le successive richieste dell’Associazione nazionale comuni
italiani (A.N.C.I.) e dell’Unione delle province d’italia (U.P.I.) di
ulteriore differimento del predetto termine per tutti gli enti
locali, formulate anche nel corso della seduta della Conferenza
Stato-citta’ ed autonomie locali del 10 luglio 2014;
Considerato che gli enti locali, in sede di predisposizione dei
bilanci di previsione per l’anno 2014, non dispongono ancora in
maniera completa dei dati in ordine alle effettive risorse
finanziarie disponibili, sia per le molteplici innovazioni nei
criteri del prelievo fiscale immobiliare e sia per la necessita’ di
tener conto delle recenti disposizioni normative introdotte dal
decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, convertito in legge 23 giugno
2014, n. 89, che prevedono il concorso delle province e dei comuni
alla riduzione della spesa pubblica;
Considerato inoltre che un numero consistente di comuni e’ stato
interessato di recente dal rinnovo delle rispettive amministrazioni,
operazioni che si sono concluse tra il 25 maggio e l’8 giugno 2014, e
che il breve arco temporale trascorso potrebbe ostacolarne le
capacita’ di adeguata programmazione economico-finanziaria;
Ritenuto pertanto necessario e urgente differire ulteriormente, per
i suddetti motivi, il termine della deliberazione del bilancio di
previsione degli enti locali per l’anno 2014;
Acquisita l’intesa del Ministro dell’economia e delle finanze;
Sentita la Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali nella seduta
del 10 luglio 2014;

Decreta:

Articolo unico

Ulteriore differimento del termine per la deliberazione del bilancio
di previsione 2014 degli enti locali

Il termine per la deliberazione del bilancio di previsione per
l’anno 2014 da parte degli enti locali e’ ulteriormente differito dal
31 luglio al 30 settembre 2014.
Il presente decreto sara’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana.
Roma, 18 luglio 2014

Il Ministro: Alfano

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Rinvio scadenza per i bilanci e sulle CUC…

Da Lucio Guerra Ieri a 17:05
SANCITA INTESA CONFERENZA STATO-CITTA’ PER PROROGA
– La conferenza Stato-città ha sancito un’intesa formale sulle centrali uniche di committenza che tanto preoccupano i Comuni. Nel dettaglio, è stato approvato un documento concordato governo-enti locali che posticipa l’entrata in vigore della norma, contenuta nella spending review, che rimanda al 1 gennaio 2015 l’acquisto di beni e servizi da parte delle amministrazioni e al 1 luglio 2015 la norma riguardante gli appalti dei lavori pubblici. Inoltre, si stabilisce che nel frattempo gli atti compiuti dai Comuni sono fatti salvi e si da indicazione all’Autorità di vigilanza sui lavori pubblici di rilasciare i Cig (Codici identificativi gara).
– Via libera al rinvio al 30 settembre dei bilanci previsionali 2014
– Resta invece fissato al 10 settembre il termine per i Comuni per deliberare le aliquote Tasi.

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Tar annulla i decreti pro Veronesi – Castiglione: “Vittoria storica”

Col tempo si aggiusta tutto…anche scelte testarde dettate più dalla voglia di sopraffare l’altro…

PALERMO – Un nuovo colpo di scena definisce ulteriormente la vicenda giudiziaria intorno al Festival Belliniano. Tutto a favore del maestro Enrico Castiglione. Infatti, con sentenza depositata a Palermo il 16 giugno scorso, la prima sezione del TAR ha annullato tutti i decreti, emessi nel 2011 dall’allora Assessore regionale al Turismo e Spettacolo Daniele Tranchida, relativi al finanziamento assegnato ad Alberto Veronesi e alla sua Associazione Sviluppo Sinfonico Siciliano per l’attività dedicata a Vincenzo Bellini, utilizzando però denominazioni non proprie e creando un festival belliniano concorrente a quello diretto e fondato da Castiglione. Il Tar ha così sentenziato la gravissima illegittimità del finanziamento di un milione e cinquencentomila euro concesso all’associazione presieduta da Veronesi, ordinandone l’annullamento anche per clamorosa e conclamata concorrenza.

Si tratta di uno sviluppo cruciale che mette ancora una volta chiarezza sulla legittimità e storicità, ormai consolidata, del festival fondato a Catania nel 2009 da Enrico Castiglione, assumendone anche la direzione artistica: iniziativa subito sposata con protocollo d’intesa da Provincia, Comune e Teatro Bellini. Nello stesso anno la prima memorabile edizione, che trovò il suo apice nella storica rappresentazione di “Norma” nel restaurato Teatro Romano di Catania. La manifestazione vide così finalmente rinascere il Festival Belliniano abbandonato dal Teatro Bellini nel 1994, mettendo d’accordo le istituzioni della Città e la stessa Regione Sicilia.

Va ricordato che il TAR si era già espresso il 3 aprile 2012 su ricorso del maestro Castiglione e dell’Associazione Festival Euro Mediterraneo, sospendendo l’efficacia dei decreti assessoriali dell’Assessore Tranchida e del direttore generale Marco Salerno. Ora il TAR di Palermo ha emesso la sentenza, durissima e chiarissima, soprattutto per i risvolti che l’intera vicenda avrà per il Festival Belliniano, che con tale denominazione, opportunamente e correttamente registrata dal maestro Castiglione e dall’Associazione Festival Euro Mediterraneo, è ancora di più tutta nella legittimità, proprietà ed esclusiva disponibilità degli stessi.

La motivazione della sentenza punta infatti sulla evidente mancanza, nel festival di Veronesi, del “carattere consolidato” richiesto ai fini dell’inserimento nel suddetto Calendario della Regione. Da qui la lesione al maestro Castiglione e alla sua precedente e storicizzata manifestazione, “incentrata sul medesimo artista e programmata nel medesimo contesto spazio-temporale”, creando – recita la sentenza – “frustrazione della proiezione competitiva nel settore artistico di riferimento”.

Il TAR ha quindi ritenuto sussistere il pregiudizio grave ed irreparabile nei confronti del Festival Belliniano costituito, in base al suddetto protocollo d’intesa che ne sanciva la nascita nel 2009, “su progetto esclusivo dell’Associazione Festival Euro Mediterraneo”, presieduta dal maestro Castiglione. Il Festival Belliniano diretto dal regista e scenografo romano, di cui quest’anno è in cantiere la sesta edizione, si è svolto trionfalmente in tutti questi anni a Taormina e naturalmente a Catania, con artisti del calibro di Uto Ughi, Ivo Pogorelich, Shlomo Mintz e tanti altri.

La nuova e avviata collaborazione tra il maestro Castiglione e il Teatro Bellini per la rappresentazione di Aida al Teatro Greco di Siracusa, e appunto l’emissione della nuova sentenza del TAR di Palermo, fanno ora sperare lo schiudersi di proficui orizzonti. E che possa essere seriamente sancita la sinergia tra il Teatro Bellini e il legittimo Festival Belliniano, la cui sesta edizione sarà inaugurata quest’anno a settembre al Teatro Antico di Taormina per poi proseguire la propria intensa programmazione con numerosi concerti, opere, eventi, spettacoli e mostre a Catania. Si configura così il cammino di un’unica e sola manifestazione legittima e storicizzata in Sicilia, riconosciuta da ben tre sentenze, e sia dal Tribunale civile che da quello amministrativo.

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36 indagati fuori dall’inchiesta – Salvi: “Nessun reato da contestare”

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36 indagati fuori dall’inchiesta
Salvi: “Nessun reato da contestare”

Martedì 24 Giugno 2014 – 14:32 di Antonio Condorelli
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CATANIA – Dalla maxi inchiesta Poseidon escono definitivamente i 36 indagati accusati, a vario titolo, di avere distratto i fondi destinati alla pesca in Sicilia.

Lo svela a LivesiciliaCatania il procuratore Capo di Catania Giovanni Salvi, che ha coordinato l’indagine affidata al Pm Alessandra Tasciotti. “Dopo una prima fase di verifica -ha detto Salvi a LivesiciliaCatania- non abbiamo ritenuto sussistere alcuna ipotesi di reato idonea a sostenere l’accusa a carico dei 36 indagati”.

L’indagine, nata dalle denunce del leader dei pescatori Fabio Micalizzi, è stata condotta dalla Capitaneria di Porto.

Inizialmente erano stati denunciati dalla Capitaneria di Porto pezzi da novanta della politica e dell’amministrazione regionale. A partire da Maurizio Agnese Garozzo, dirigente generale della Regione, e Maria Galante, dirigente regionale nei confronti dei quali i pubblici ministeri non ritengono sussistere alcun reato.

Avrebbe agito correttamente anche Nino Garozzo, che si era difeso: “Non dubito, e per questo sono sereno, che sarà tutto chiarito e spero a breve”.

Garozzo è uscito indenne dall’inchiesta, stesso discorso per Gianni Vasta, presidente della Sac Service, società che gestisce, per conto della Sac, i servizi di sicurezza e vigilanza, parcheggio auto, manutenzione di impianti e infrastrutture e assistenza ai passeggeri. Insieme a lui erano stati denunciati anche alcuni suoi parenti, Ada e Gianfranco Vasta, nella qualità di “consulenti” della Mcq, una delle società del sistema.

La magistratura ritiene che il Comune di Acireale non sia una delle colonne portanti del sistema, per questo sono stati scagionati definitivamente Giuseppina Ardita, impiegata, Rossella Di Stefano, impiegata, Marzia Antonella Leonardi, impiegata, Gaetano Leotta, ex funzionario comunale, Luciano Privitera, ex assessore e componente della Fondazione Carnevale di Acireale, Maria Quattrocchi, dipendente comunale, Salvatore Scibilia, ex dirigente comunale di Acireale e Pierpaolo Vecchio, funzionario comunale di Acireale.

Oltre ai dirigenti generali archiviati, la Capitaneria di Porto di Catania aveva denunciato anche i dipendenti Antonino Lo Porto, Antonio Liotta, Amma Maria Manzo, Luigina Pirolo. Nei loro confronti nessuna contestazione da parte della Procura.

Viene così risolto il problema che inizialmente si era posto sulla competenza territoriale: la contestazione di reati a carico dei dirigenti regionali rischiava di produrre il trasferimento a Palermo di tutta l’inchiesta, che invece adesso procede a carico di 6 soggetti (leggi qui).

TUTTI I NOMI DEGLI “ARCHIVIATI” Garozzo Maurizio Agnese (dirigente generale Regione); Giuseppina Ardita (impiegata Comune Acireale); Alberto Barbera (socio Spata Srl); Daniela Di Mauro socia Mcq Sicilia); Rossella Di Stefano (impiegata Comune Acireale); Maria Galante (dirigente Regione); Antonino Garozzo (ex sindaco di Acireale); Marzia Antonella Leonardi (impiegata comunale Acireale); Gaetano Leotta (ex funzionario comunale di Acireale); Antonio Liotta (dipendente Regione); Antonino Lo Porto (dipendente Regione); Anna Maria Maggiore (Mcq Sicilia); Anna Maria Manzo (dirigente Regione); Stefania Massimino (presidente Cooperativa Gente di mare 1991); Antonino Moschitto (socio Spata Srl); Nicoletta Paparone (Parco scientifico e tecnologico di Sicilia); Luigina Pirolo (dirigente Regione); Luciano Privitera (ex assessore comunale di Acireale e attuale componente Fondazione Carnevale di Acireale); Maria Quattrocchi (dipendente Comune Acireale); Anna Maria Rosso (socia di Mcq); Daniele Scalisi (Consorzio Catania ricerche); Salvatore Scibilia (ex dirigente comunale di Acireale); Grazia Sicali (Spata Srl); Rosaria Sgroi (dipendente Comune di Piedimonte e consulente Mcq); Ada Vasta (consulente Mcq); Gianni Vasta (Presidente Sac Service); Gianfranco Vasta (consulente Mcq); Pierpaolo Vecchio (funzionario comunale di Acireale).

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